IGIENE ORALE

Con questa definizione si comprendono tutte quelle manovre praticate dal professionista (medico dentista, igienista dentale) al fine di eliminare tutti i residui accumulatisi nel tempo in seguito all’impossibilità delle manovre di IOD di essere efficaci in modo assoluto. Ovviamente se a questo aggiungiamo una IOD insufficiente sia in senso qualitativo che quantitativo, la condizione di igiene orale non potrà che essere inadeguata al mantenimento di un livello di salute orale idoneo. Le manovre di IOP sono diverse:

  • ·      ablazione tartaro: rimozione del tartaro sopra-gengivale;
  • ·      polish: lucidatura delle superfici dentarie mediante pasta da profilassi;
  • ·      levigatura radicolare: rimozione del tartaro gengivale a livello delle tasche parodontali, previa anestesia locale;
  • levigatura radicolare a cielo aperto: analoga alla precedente previo scostamento della gengiva dei piani ossei sottostanti. Questa pratica e’ necessaria qualora le tasche parodontali raggiungano una profondità tale da impedirne una completa pulizia con le metodiche precedenti

LA PLACCA BATTERICA

Già dopo pochi minuti dallo spazzolamento, i denti si ricoprono di una pellicola acquisita, formata da uno strato di mucoproteine salivari, che viene rapidamente colonizzata dai microorganismi presenti nel cavo orale: streptococchi (gruppi mutans, salivarius, del quale fanno parte anche oralis, sanguinis e gordonii), spirilli, lactobacilli, actinomiceti ecc.

METABOLISMO DEI MICROORGANISMI COSTITUENTI

Il metabolismo di questi batteri è dipendente dalla presenza degli zuccheri, che vengono utilizzati per ricavare energia e per produrre sostanze adesive che permettano di aderire più tenacemente alle superfici dentali. I batteri della placca si nutrono prevalentemente di:

  • monosaccaridi: glucosio, galattosio, fruttosio
  • disaccaridi: lattosio (contenuto nel latte), maltosio (in molti vegetali), saccarosio (lo zucchero da cucina, il preferito dai batteri)
  • polisaccaridi: amido (polimero di glucosio utilizzato dalle piante), glicogeno (polimero di glucosio utilizzato dagli animali).

La cellulosa è comunque un polisaccaride vegetale (finocchi, sedano), ma non viene digerita dalla placca. Dopo circa un quarto d’ora dall’ingestione di zuccheri, inizia la produzione di acido lattico, che favorisce lo scioglimento dei prismi dello smalto e rende più facile l’adesione batterica. Inoltre la placca produce enzimi di quattro gruppi:

  • aminopeptidasi: scindono la componente organica dello smalto, presente sotto forma di proteine intercalate tra i vari fasci di prismi dello smalto.
  • pirofosfatasi: solubilizzano i pirofosfati inorganici dei prismi, favorendo l’azione di scioglimento dell’idrossiapatite da parte dell’acido lattico.
  • glicosil transferasi: enzima che catalizza la produzione di polisaccaridi iodofili, sostanze che hanno una elevata adesività.
  • glicosidasi: permettono ai batteri di digerire gli zuccheri più complessi, compresi quelli contenuti nella saliva.

ACCUMULO

La placca può essere rimossa esclusivamente mediante detersione meccanica. Per questo motivo le zone in cui essa si deposita più facilmente sono quelle che sfuggono all’autodetersione e ad un’igiene orale approssimativa:

  • colletto del dente, ovvero il margine gengivale dei denti, dove può determinare carie e gengiviti.
  • solchi e fossette anatomiche dei denti
  • zona interdentale
  • superficie del terzo molare superiore, difficilmente raggiungibile.